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Bundle HeatPro Hikvision: il video allarme con IA. Fino ad aprile 2023 conviene ancora di più

Realizza il tuo impianto di sicurezza in modo professionale e affidabile. Grazie a Datacom Tecnologie e Hikvision è possibile mettere a disposizione dei clienti una nuova promozione, con un importante sconto rispetto al prezzo di FOCUS attualmente vigente. Al centro c’è il nuovo bundle HeatPro +, comprensivo di telecamera bullet e sistema di videoverifica con case di alloggiamento e tutta la tecnologia richiesta per un impianto di questo tipo.

AXPro+, unita alla Tecnologia Termica Bi-Spectrum diventa infatti Video Allarme: grazie alla combinazione dell’intelligenza artificiale e dei metadati, la videoverifica dell’evento risulta più efficiente e completa. Gli installatori di Datacom possono chiedere ai propri tecnici commerciali delucidazioni ulteriori rispetto all’offerta.

Queste intanto le caratteristiche tecniche. I modelli di telecamera disponibili sono il DS-2TD2628-3/QA e il DS-2TD2628-7/QA, entrambe sono delle bullet termiche Bi-Spectrum AXPro+ a 96 zone, con dual sim 4G. La differenza sta nell’ottica: 3.6mm quella termica e 4.3mm tradizionale per la prima, valori che cambiano a 6.9mm e 6.4mm nella seconda.

Ottica Termica [3.6mm, 6.9mm]

• Sensore: Ossido di Vanadio

• Risoluzione: Max 256 x 192

• Pixel Pitch: 12μm

Ottica Tradizionale [4.3mm, 6.4mm]

• Sensore: 1/2.7” Progressive Scan CMOS

• Risoluzione: 2688×1520

• Portata IR: 30μm

Queste invece le caratteristiche di AXPRO+ 96 Zone 4G Dual-Sim (codice prodotto DS-PWA96-M2-WE): box grande con alloggiamento batteria, in tampone al piombo 12v-7Ah (261x199x86.4mm), a cui si unisce un alimentatore interno 220V-13,8V da 2A, un tamper Anti-Apertura – Anti-strappo, sistema di videoverifica e un alimentatore 12Vcc/1A.

L’offerta è valida fino al 30 aprile 2023. Per informazioni scrivi a info@datacomtecnologie.it.

Spazi ampi da controllare? La soluzione è la telecamera panoramica Acusense di Hikvision

Come evitare un grande dispendio di costi e di energie per seguire quello che succede in un’area particolarmente vasta quali capannoni, grandi aree condominiale o spazi pubblici come piazze o parchi?

Tramite la telecamera panoramica con visuale di 180° a 20:9 di Hikvision è possibile trovare la soluzione migliore, senza dover affrontare costi particolari di hardware, cablaggio, installazione e licenze. Questa soluzione, che utilizza il sistema avanzato di videoanalisi Acusense per abbattere i falsi allarmi, adotta in un unico dispositivo due telecamere ad ampio spettro visivo, racchiuse in un involucro compatto. In questo modo il sistema si rende particolarmente adatto non solo per luoghi all’aperto ma anche in situazioni di vario genere: dalle mense alle stazioni, passando per grandi alberghi, aeroporti o saloni congressuali.

Il segreto di questo strumento è rappresentato dalla tecnologia Fusion Image: le immagini delle telecamere destra e sinistra si uniscono senza cuciture in un’unica inquadratura a 180 gradi ad alta risoluzione da 4MP e 6MP, in modo da poter sempre vedere la scena ottimizzando l’efficacia dell’impianto. Grazie poi alla tecnologia DarkFighter si riesce a vedere l’immagine in maniera nettamente nitida anche in completa assenza di luce, utilizzando anche il il WDR 120dB (Wide Dynamic Range) per la compensazione del controluce. La tecnologia AcuSense, grazie all’intelligenza artificiale, consente di distinguere persone e veicoli da altri bersagli mobili, tipiche cause di falsi allarmi. Live Guard è invece un’utile funzione a quale, grazie alla sua luce stroboscopica e all’uscita audio, rappresenta un otttimo deterrente per mettere in fuga i malintenzionati.

Datacom Tecnologie di Firenze è in grado di offrire questa soluzione e aiutare professionisti della sicurezza e installatori a proporla ai propri clienti finali. Se sei interessato, contatta i nostri tecnici commerciali all’indirizzo info@datacomtecnologie.it.

Oltre il 90% delle telecamere “fuorilegge” secondo Federprivacy: come metterle in regola?

Tantissimi impianti di videosorveglianza in Italia sarebbero ancora fuori regola e a rischio sanzioni. Lo spiega una recente ricerca che Federprivacy, in collaborazione con Ethos Academy, ha messo in atto dimostrando come oltre il 90% dei sistemi debba gioco forza adeguarsi. Tra le violazioni troviamo quella dell’articolo 13 Regolamento (Ue) 2016/679 in tema di informativa sulla privacy e la questione della segnaletica. Lo studio rivela come nel 38% dei casi gli impianti di TVCC siano sprovvisti di cartelli e nel 54% dei casi in cui questi sono compilati ci sono errori per quanto riguarda i riferimenti normativi, spesso obsoleti.

Altro motivo sanzionatorio è legato al mancato rispetto delle norme in tema di controllo a distanza negli ambienti di lavoro (art.4 L. N.300/1970), come per esempio quando una telecamera inquadra oltre il raggio di azione consentito. Spesso i titolari del trattamento dei dati non sono consci delle sanzioni previste dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati, ma è anche vero come gli installatori non siano sempre aggiornati sulle normative da applicare oppure sottovalutano i rischi.

In merito alla questione dell’angolo di visuale, il Garante per la Privacy con il Provv. N. 20 del 27 Gennaio 2022 si è espresso con un’ordinanza ingiunzione emessa nei confronti di un circolo culturale il quale aveva puntato alcune telecamere verso la stazione dei carabinieri situata nelle vicinanze. In tale caso, per fare un esempio, non erano presenti nemmeno i cartelli informativi obbligatori. In tale caso, le violezioni hanno interessato l’articolo 166, comma 5, del Codice in relazione alla violazione dell’articolo 5, par. 1, lett. a) e c) del Regolamento (angolo di visuale non circoscritto all’area del Circolo) e l’articolo 13 del Regolamento (assenza dell’informativa). Fondamentale è il fatto per cui chi passa davanti a una telecamera di videosorveglianza sappia che può essere ripreso e il modo lecito per farlo è applicare deicartelli che seguano le indicazioni contenute al punto 3.1. del provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010, tenuto conto delle Linee Guida n.3/2019 del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati. La telecamera non deve inquadrare oltre la proprietà di propria pertinenza, quindi si deve procedere oscurando l’angolo di inquadratura (riferimento Linee Guida n. 3/2019 del Comitato europeo per la protezione dei dati sul trattamento dei dati personali attraverso dispositivi video, punto 27).

Se si inquadra al di fuori del consentito, si applicano le sanzioni pecuniarie previste dall’art. 83, par. 5, del Regolamento, mediante l’adozione di un’ordinanza ingiunzione (art. 18. legge 24 novembre 1981 n. 689).

Passando invece alla parte relativa alla violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, si ricorda come sia necessario attivare un accordo sindacale oppure avere il nulla osta dell’Ispettorato del Lavoro per applicare telecamere in azienda allo scopo di controllare le attività da remoto. «La mancanza di questi permessi, comporta la responsabilità penale del datore di lavoro», spiega la Corte di Cassazione, con la sentenza 4331/2014, quindi il solo consenso informato dei dipendenti non è sufficiente, anche quando tutti sono d’accordo. Questo concetto trova conferma nell’orientamento di Cass., pen, sez. III, 08 maggio 2017 n. 22148, che ha ribaltato un precedente orientamento espresso da Cass. pen. Sez. III, 17 aprile 2012, n.22611, per cui il rispetto dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori viene prima di tutto. Riferimenti sulla non validità del solo accordo con i dipendenti sono presenti anche in Cass., pen, sez. III, 17 Dicembre 2019 n. 50919. Infine, secondo Cass. Pen., Sez. III, 17 gennaio 2020,. N.1733, il consenso del lavoratore all’installazione di telecamere potrebbe anche essere condizionato dal fatto che tale richiesta sia vincolante con il fatto di poter entrare in una determinata azienda. «Dato lo squilibrio di potere tra datori di lavoro e dipendenti – dicono le linee guida n.3/2019 dell’EDPB – nella maggior parte dei casi i datori di lavoro non dovrebbero invocare il consenso nel trattare i dati personali, in quanto è improbabile che quest’ultimo venga fornito liberamente. In tale contesto si dovrebbe tener conto delle linee guida sul consenso».

Installatori e clienti possono trovare un valido aiuto nell’aggiornare la privacy e restare lontani dal rischio sanzionatorio rivolgendosi alla soluzione Datacom Videosorveglianza che fornisce assistrnza nella compilazione dei documenti, cartelli compresi. Per info: www.datacomtecnologiegdpr.it, oppure scrivi ai tecnici commerciali di Datacom Tecnologie alla mail info@datacomtecnologie.it.

Focus Hikvision: le nuove offerte ottobre-dicembre 2022

Hikvision ha pubblicato la nuova versione trimestrale di FOCUS e delle offerte a esso collegate. Il catalogo sarà in vigore dal 1 ottobre al 31 dicembre 2022.

Numerosi gli inserimenti in questa edizione:

  • INTRUSION – Rilevatore Banda K a soffitto (360°) & due AXPro tastiere wireless Led di cui la nuovissima Lcd con lettore di prossimità integrato
  • COLORVU IP – Panoramiche 4K Live Guard e nuova Mini Dome 2CD25 a 4MP
  • COLORVU – Telecamere analogiche 3K
  • TANDEMVU – Nuove PTZ a 4″ con telecamera di contesto integrata, dal design elegante e compatto, dotate di tecnologia Acusense e ColorVu (compatibili con AXPro)
  • TERMICHE – Telecamera HeatPro PTZ a 4″
  • EASY IP 4.0 – Telecamere con tecnologia Acusense powered by Dark Fighter a 4MP e 4K & telecamere 6MP in versione Panoramica Live Guard
  • CONTROLLO ACCESSI – Terminali K1T502 con e senza telecamera a 2MP, compatto e con altro grado di protezione meccanica

Datacom Tecnologie di Firenze, contattandola alla mail info@datacomtecnologie.it, è in grado di farti avere la versione aggiornata di Focus con i relativi prezzi. Per sfogliare il catalogo senza i prezzi, utilizza il player sottostante altrimenti clicca qui.

Panoramiche Hikvision ColorVu: scopriamo il modello DS-2CD2T87G2P-LSU/SL

Datacom Tecnologie presenta il nuovo modello di Hikvision DS-2CD2T87G2P-LSU/SL. Si tratta di una telecamera bullet panoramica della linea ColorVu, con una risoluzione di otto megapixel. In un’immagine riesce a contenere tutte le prospettive che la telecamera riesce a inquadrare, a colori in qualsiasi giorno e in qualsiasi orario.

La DS-2CD2T87G2P-LSU/SL può contare una efficiente tecnologia di compressione H.265+, con immagini nitide anche in caso di forte retroilluminazione, grazie alla tecnologia WDR da 130 dB. L’apparecchio riesce a classificare persone e veicoli utilizzando una tecnologia basata sul deep learning. La luce stroboscopica attiva e l’allarme acustico per avvisare gli intrusi sono altre componenti che rendono particolarmente interessante questa soluzione di sicurezza. Ovviamente questa bullet rispetta i parametri IP67 di resistenza all’acqua e alla polvere.

Per leggere la scheda tecnica, clicca qui. Per maggiori informazioni, i tecnici commerciali di Datacom Tecnologie sono disponibili alla mail info@datacomtecnologie.it e tramite il Form Contatti.

Kit Video Sorveglianza Full HD, il tutorial Hikvision per l’installazione

Hikvision ha diffuso un tutorial per l’installazione del Kit Video Sorveglianza Full HD.

Il testo del tutorial

Il kit si caratterizza per un’installazione rapida e veloce plug and play, telecamere ad alta risoluzione Full-HD day-night con illuminatore infrarossi integrato.

Il videoregistratore digitale con hard disk integrato da un terabyte permette la connessione di monitor o TV, VGA e HDMI. Le immagini si possono visualizzare velocemente da smartphone e tablet grazie all’app HikConnect. Il tutorial mostra passo per passo la sua installazione, che sarà facile e veloce.

Il kit di videosorveglianza Full HD, la game play, contiene quattro telecamere Full HD da interno o esterno, un videoregistratore digitale a quattro ingressi con hard disk da un terabyte incluso, quattro cavi da 18 metri per collegare e alimentare le telecamere, un cavo di rete per collegare il sistema al router, un alimentatore, un distributore di alimentazione, un mouse e una guida rapida per l’installazione.

Si comincia posizionando il videoregistratore digitale vicino al router, da qui portare i cavi in dotazione nei quattro punti dove saranno installate le telecamere. Collegare le telecamere è semplicissimo, perché tutti i cavi sono già intestati con gli appositi spinotti di collegamento.

A questo punto collegare il videoregistratore digitale al router tramite il cavo di rete in dotazione e all’alimentatore. Collegare il videoregistratore digitale ad un monitor HDMI o VGA e al mouse in dotazione. La programmazione è semplicissima basta seguire le schermate di configurazione guidata. Per prima cosa selezionare la lingua, procedere cliccando Apply. Per rendere effettive le modifiche, cliccare YES per consentire il riavvio del sistema. Il sistema richiede l’inserimento della password di sicurezza. Ricordatevi di conservare la password.

Occorre inserire un indirizzo mail valido per il recupero della password in caso di smarrimento. Cliccare su Attiva per confermare. Il passaggio segno di sblocco è facoltativo e può essere abilitato successivamente procedendo con la configurazione tramite il tasto destro del mouse. Se desiderate invece configurare un segno di sblocco che servirà per sbloccare il dispositivo al posto della password, procedete disegnando il segno desiderato.

Impostare la data e l’ora. Per procedere con la configurazione spuntare abilita procedura guidata. Spuntare DHCP per assegnare un indirizzo di rete valido al vostro dispositivo. Qualora il router non fosse configurato DHCP, togliere la spunta e assegnare un indirizzo di rete Wi-Fi.

Grazie all’app HikConnect è possibile gestire l’impianto di videosorveglianza ovunque voi siate. Per abilitare la connessione remota tramite cloud mediante app HikConnect, selezionare la voce abilita, quindi immettere il codice di verifica, protezione e conferma dell’avvenuta attivazione. Il codice di verifica dovrà avere una lunghezza minima di almeno sei caratteri. Scansionare il QR Code con l’app HikConnect.

Per saperne di più, contatta i nostri tecnici commerciali alla mail info@datacomtecnologie.it e tramite il form sul nostro sito.

Videosorveglianza e conservazione delle immagini: come comportarsi?

Un quesito molto importante: quanto si possono conservare le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza? Le immagini delle persone fisiche raccolte tramite un sistema di videosorveglianza non possono essere mantenute per un periodo non stabilito, cioè finché c’è spazio nei dischi di registrazione, ma occorre fissare un termine di conservazione, oltre il quale andranno eliminate. Ma qual è il termine di conservazione? E chi lo stabilisce?

QUANDO LA LEGGE INDIVIDUA UN TERMINE

Proviamo a fare un esempio: nell’ambito dell’utilizzo da parte dei Comuni di sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico per la tutela della sicurezza urbana “la conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l’uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione”; andando nel concreto sono speciali esigenze eventuali specifiche richieste dell’autorità giudiziaria o della polizia giudiziaria in relazione ad un’attività investigativa in corso. Chiaramente nei casi in cui il tempo è  fissato da una norma le difficoltà di cui prima non sussistono: basta fare riferimento a  quanto stabilito dal legislatore per il termine di registrazione. 

QUANDO LA LEGGE NON INDIVIDUA UN TERMINE

Se la legge non corre in soccorso, il tempo di conservazione deve essere definito direttamente dal titolare del trattamento tenendo conto del contesto e delle finalità del trattamento, nonché del rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Spetta, cioè, a chi decide di mettere e utilizzare il sistema di videosorveglianza individuare i tempi di conservazione delle immagini, tenendo conto dei principi generali stabiliti dalla normativa di settore e, in particolare, i principi di minimizzazione e limitazione della conservazione, in base ai quali i dati personali devono essere trattati e conservati nei limiti di quanto necessario rispetto alle finalità per cui sono acquisiti. Ma come, nel concreto? Come si legge nel pronunciamento del Comitato europeo per la protezione dei dati nelle sue linee guida del 3/2019 e  come è indicato anche nelle Faq sulla videosorveglianza del Garante della privacy, se la TVCC è utilizzata, ad esempio, a protezione del patrimonio per rilevare atti vandalici, i dati personali dovrebbero essere cancellati dopo pochi giorni, arco di tempo che di solito basta per raggiungere l’obiettivo che sta dietro la registrazione. Questo non vuol dire però che non sia possibile superare il limite di 24 o 48 ore. È possibile, infatti, per il titolare, inserire un termine di conservazione che vada oltre rispetto a quello di pochi giorni, ma solo dopo aver proceduto a una specifica e documentata valutazione che fornisca le pezze d’appoggio per giustificare le esigenze a fronte delle quali intenda, ad esempio, conservare le immagini per 7 giorni o più. Così, per le stesse finalità di tutela del patrimonio, è vero che normalmente il tempo di conservazione dovrebbe essere di 24 ore, ma la chiusura nei fine settimana o il contesto in cui il sistema viene installato potrebbero giustificare un periodo di conservazione più lungo.

CAPITOLO LUOGHI DI LAVORO

Qui interviene l’art.4 dello Statuto dei Lavoratori, che stabilisce che  prima di installare sistemi di videosorveglianza che possono riprendere i lavoratori, il datore di lavoro deve sottoscrivere apposito accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza, deve fare riferimento all’Ispettorato del Lavoro a cui deve richiedere specifica autorizzazione. Questo vuol dire che – anche in assenza di norme di legge che definiscano il tempo di conservazione, col titolare che può fissare un termine –  non si può prescindere da quanto stabilito nell’accordo sindacale o nel provvedimento dell’Ispettorato del lavoro (che se ad esempio autorizza un tempo di conservazione di 2 giorni ha un valore preponderante rispetto alla decisione del datore di tenere le immagini per più tempo).

RIASSUMENDO

Qui facciamo riferimento al Garante della Privacy, nella sezione FAQ. Citiamo testualmente: “In via generale, gli scopi legittimi della videosorveglianza sono spesso la sicurezza e la protezione del patrimonio. Solitamente è possibile individuare eventuali danni entro uno o due giorni. Tenendo conto dei principi di minimizzazione dei dati e limitazione della conservazione, i dati personali dovrebbero essere – nella maggior parte dei casi (ad esempio se la videosorveglianza serve a rilevare atti vandalici) – cancellati dopo pochi giorni, preferibilmente tramite meccanismi automatici. Quanto più prolungato è il periodo di conservazione previsto (soprattutto se superiore a 72 ore), tanto più argomentata deve essere l’analisi riferita alla legittimità dello scopo e alla necessità della conservazione. Ad esempio, normalmente il titolare di un piccolo esercizio commerciale si accorgerebbe di eventuali atti vandalici il giorno stesso in cui si verificassero. Un periodo di conservazione di 24 ore è quindi sufficiente. La chiusura nei fine settimana o in periodi festivi più lunghi potrebbe tuttavia giustificare un periodo di conservazione più prolungato”.

Per ogni tua domanda che riguarda i sistemi TVCC, i nostri tecnici di Datacom sono a disposizione. 

Telecamere a scuola: come si deve comportare un dirigente

Parola d’ordine: chiarezza e informazione. È attorno a questi due concetti che ruota la possibilità per una scuola di poter installare dei sistemi di videosorveglianza. Approfondendo un argomento trattato recentemente, Datacom Tecnologie vuole fornire alcune indicazioni relative alle modalità con cui un istituto d’istruzione può procedere a inserire al proprio interno uno strumento importante per la sicurezza restando comunque in linea con il Regolamento europeo in tema di protezione dei dati personali (ex art. 5 GDPR) e le Linee Guida n. 3/2019 dei Garanti europei sul “trattamento dei dati personali mediante dispositivi video”, oltre alle normative legati ai luoghi di lavoro, come la scuola di fatto è (ex art. 4, L. n. 300/1970), in accordo con i sindacati e con l’Ispettorato, come avevamo scritto nell’articolo precedente.

Il dirigente scolastico, se decide di installare delle telecamere, è chiamato a svolgere una campagna di informazione e dimostrare che tutte le misure idonee sono state adottate in materia di raccolta delle immagini, registrazione, conservazione, l’eventuale trasmissione e gli utilizzi. C’è un tema importante che è appunto quello della gestione di questi materiali altamente sensibili, in un quadro di normative della privacy altamente restrittivo, tra l’altro in contesti dove la maggior parte delle persone presenti sono minorenni.

Ecco quindi che entra in gioco l’ex articolo 13 del GDPR il quale chiede che il titolare dell’impianto di registrazione fornisca a chi accede in un’area videosorvegliata tutte le informazioni relative al trattamento dei dati personali. Ciò si può fare o con un cartello a norma (e su questo di può aiutare Datacom Videosorveglianza) in cui si dà notizia dell’informativa sulla privacy prima di accedere al perimetro controllato dalle telecamere. Nel cartello, seguendo le considerazioni dell’Autorità Garante nazionale presenti nel Provvedimento dell’8 Aprile 2010, devono essere presenti indicazioni sul titolare del trattamento dei dati, la finalità delle riprese, ma non necessariamente la posizione delle telecamere: l’importante è che sia chiaro il raggio di azioni in modo tale che una persona possa essere libera di non accedere per non essere filmata oppure adeguare il proprio comportamento. Devono invece essere presenti riferimenti sull’articolo 13 del Regolamento: non importa che venga riportato integralmente, può bastare un QR Code o un link al web oppure un’affissione in una bacheca. I cartello deve essere ben visibile, di dimensioni accettabili, collocato in maniera ottimale (“all’altezza degli occhi”): su questo si sono raccomandati sia l’Autorità Garante nazionale quanto i Garanti europei.

Le informative utilizzabili possono essere classificate in due tipi. Quella di primo livello riguarda un cartello semplificato in cui si inseriscono le informazioni di cui abbiamo detto adesso, comprese quindi le identità del Titolare del Trattamento e del Responsabile della Protezione dei Dati. Un cartello di secondo livello, invece, specifica per esteso tutte le informazioni richieste dall’ex art. 13 del GDPR, vale a dire titolare e/o RPD, base giuridica, finalità del trattamento, oggetto del

trattamento, modalità di trattamento, periodo di conservazione dei dati e diritti degli interessati. In questo caso si raccomanda di scrivere il cartello in un linguaggio chiaro, fare in modo che questo sia accessibile con una congrua pubblicazione in bacheca e sul sito della scuola.

Infine, una scuola per gestire a regola d’arte l’installazione di telecamere, dovrebbe deliberare tramite il proprio Consiglio d’Istituto un Regolamento sull’utilizzo della Videosorveglianza, all’interno del quale trovino luogo le formule individuate per il trattamento dei dati personali e delle immagini oggetto delle riprese, in linea con il Regolamento UE n. 2016/679, con i Provvedimenti a carattere generale del Garante per la protezione dei dati personali e il WP29 (Working Party 29 dell’European Data Protection Board).

L’accesso motivato alle riprese di videosorveglianza è consentito: ecco perché

Uno dei temi che è particolarmente sentito in merito all’utilizzo della pubblica videosorveglianza è se le immagini riprese da uno degli impianti gestiti dal Comune e le rispettive polizie locali possano essere richieste dal cittadino qualora ne avesse bisogno. L’esempio più concreto è quello degli incidenti stradali: infatti se per esempio si subisce un tamponamento piuttosto che un danno dovuto a un’infrazione altrui, l’automobilista può logicamente pensare di poter accedere a questo tipo di servizio per meglio interfacciarsi con la compagnia assicurativa, per dimostrare il reale svolgimento dei fatti.

La Pubblica Amministrazione ha il limite per cui le immagini di videosorveglianza non possono essere conservate oltre i sette giorni dall’inizio della registrazione. Per cui arrivare tardi potrebbe voler dire non riuscire più a entrarne in possesso, salvo che le forze dell’ordine non si siano mosse a loro volta per effettuare i loro rilievi. In linea di principio, le riprese, pubbliche o private che siano, possono essere accessibili a chiunque abbia un giustificato motivo per farne uso. Il regolamento UE 679/2019, infatti, garantisce all’articolo 15 il diritto di accesso. È il titolare del trattamento dei dati personali dell’impianto a dover prodigarsi alla conservazione dei video dalla rimozione automatica prevista dalla legge e fornire alla persona interessata un riscontro che non superi i trenta giorni dalla richiesta, eccezion fatta per i casi di differimento del termine.

Non sussistono quindi ragioni di riservatezza particolare qualora le immagini siano focalizzate su luoghi pubblici o comunque scenari allargati quali per esempio possono essere gli spazi condominiali. Su questo la giurisprudenza si è espressa superando un’iniziale perplessità da parte del Garante per la protezione dei dati personali, il quale poneva una serie di restrizioni non solo sui tempi di conservazione delle riprese ma anche sull’accesso alle stesse. La legge 241/1990, all’articolo 24, precisa come il portatore di un interesse legittima debba avere accesso gli atti di una Pubblica Amministrazione. Quindi fa fede la normativa dello Stato e su questo argomento, vista la gerarchia, nessun regolamento comunale può andare a interferire con questo impianto normativo.

Datacom Tecnologie di Firenze, con il proprio team di esperti, può comunque essere di aiuto ai propri clienti per chiarire dubbi o perplessità di questo genere, scrivendo alla mail info@datacomtecnologie.it o tramite il form Contatti.